Colombia – “El Sur”

La classica infinita staffetta di bus e mezzi di trasporto vari ci fa attraversare il confine tra Ecuador e Colombia e, dopo l’ennesima giornata “full  immersion” di viaggio, arriviamo a notte inoltrata nella cittadina di Pasto.

Ciò che noto sin da subito, è che la cordialità della gente è decisamente incrementata rispetto al vicino Ecuador. Da Pasto ci dirigiamo direttamente nella pittoresca Popayan una città in stile coloniale composta in gran parte da edifici bianchi. Qui siamo accolti dalla famiglia di Carol, una ragazza colombiana che io e Gavin avevamo conosciuto anni fa in Australia. Nella loro bella villetta subito fuori dal centro storico di Popayan, saggiamo la rinomata ospitalità colombiana. Come si dice dalla mie parti i nostri ospiti ci mettono “la casa in capo” facendoci sentire realmente a nostro agio e offrendoci la qualsiasi cosa da mangiare e bere.

A colazione ci dicono che dobbiamo assolutamente provare la rinomata “aguapanela con queso”. Questa fin’ora ignota specialità colombiana, consumata a colazione o a merenda, consiste in caffè, zuccherato con la panela (letteralmente una mattonella di zucchero di canna), in cui vengono tuffati cubetti di “queso fresco”. Quando mi viene messa di fronte una tazza di caffe e un piattino di formaggio sfioro l’incidente diplomatico, ma con disinvoltura supero l’esperienza culinaria.

Da Popayan prendiamo un combi verso San Augustin e per la prima volta dopo tanti mesi ho la nettissima sensazione di essere tornata in Bolivia. Dopo i moderni bus e le impeccabili strade peruviane ed equatoriane eccoci qui tornati indietro di qualche decade sulle autovie colombiane. E cosi un viaggio di poco più di 100 chilometri si trasforma in un’estenuante odissea di sei ore, tra una ruota bucata e qualche rattoppo al motore arriviamo finalmente a San Augustin.

Su una collinetta sovrastante il paesello di San Augustin troviamo un posto carino e tranquillo gestito da un signore francese (sì pure in Colombia l’è pieno di francesi!) chiamato “la casa di Francois”.

DSC02621.JPG

La vista su San Augustin da “La Casa Di Francois”

Il paesaggio intorno a San Augustin è un paesaggio ricorrente in quasi tutto il centro-sud della Colombia. Campagne, ma non campagne come le conosciamo noi, non dolci colline e pianure bensì ripide montagne coperte di vegetazione lussureggiante, interrotta solo da piantagioni di caffè e pascoli.

20314854_10158906453145391_496645366_o.jpg

Sparsi per le montagne del sud-est della Colombia non molto tempo fa fu rinvenuta una esorbitante quantità di reperti archeologici provenienti da una civiltà precolombiana ancora avvolta nel mistero, alcuni reperti risalgono a ben 2000 anni fa. Per la sua incredibile estensione quest’area è considerata il più grande complesso di monumenti religiosi e strutture megalitiche del Sud America. Dei villaggi e della vita quotidiana di questo popolo non è rimasto quasi niente, ciò che questa civiltà ci ha tramandato è il loro culto dei morti: centinaia e centinaia di tombe monumentali, enormi sarcofaghi e bellissime statue (alcune alte ben sette metri) rappresentanti i guardiani del defunto, sono ciò che è sopravvissuto all’inclemenza dei secoli.

SONY DSC

Gli spaventosi guardiani del sepolcro

DSC02678.JPG

Nessuna statua è uguale ad un’altra, alcune sono zoomorfe

Ai Colombiani piace chiacchierare, fare gossip, e bombardarti di domande. In Colombia la gente attacca bottone in ogni luogo e momento, ti invita giovialmente a unirti a bere con loro anche se sei un perfetto sconosciuto. Ti danno un sacco di consigli e raccomandazioni del tipo “non fidarti troppo degli sconosciuti che ti fermano per strada e vogliono parlarti” anche se loro stessi sono uno di questi sconosciuti. A San Augustìn incontriamo un personaggio che chiamerò Josè che, dopo aver attaccato bottone e averci raccontato di essere una guida e di adorare i “gringos”, ci invita caldamente a partecipare al suo famoso “special tour”. Dubbiosi chiediamo in cosa consista e Josè ci spiega che per 100.000 pesos potrai essere bendato e portato in mezzo alla foresta, per assistere al processo di fabbricazione della cocaina, dalle foglie di coca al prodotto puro finale. Aggiunge anche che per soli 100.000 pesos in più (circa 30 euro) potrai acquistare 5-6 grammi del prodotto finale, da consumare prima del tuo volo di ritorno o da spedire alla nonna invece della solita noiosa cartolina! Josè ci spiega che gli australiani vanno pazzi per questo tour, perchè la cocaina in Australia è molto più costosa, noi decliniamo l’offerta e ringraziamo.

La Colombia sta facendo passi avanti nella lotta alla violenza e al narcotraffico: recentemente La FARC, gruppo paramilitare colombiano ha consegnato le armi dopo 50 anni di guerriglia ma il problema non è certo risolto. L’esercito di liberazione nazionale (ELN) è ancora attivo e lo scorso 17 Giugno colpisce con un attacco terroristico in un centro commerciale di Bogotà. I colombiani non amano parlare del passato di violenza del loro paese e non vogliono essere associati a Pablo Escobar, alla droga e ai gruppi paramilitari e non amano parlare di nessuno dei suddetti argomenti. Ma la guerriglia esiste ancora, seppur non nello stesso modo in cui esisteva nei violenti anni ottanta e novanta. Non fraintendetemi, la Colombia è un luogo estremamente sicuro dove viaggiare ma sarei ancora lungi dal dire che tutti i problemi sono risolti. Le remote zone nella giungla al confine con il Venezuela sono ancora “zone calde” off-limit per i turisti che vogliono viaggiare in maniera indipendente. Su uno dei tanti viaggi in bus conosciamo Ruben un militare che ci mostra con orgoglioso sollievo la sua lettera di dimissioni dall’esercito Colombiano. Ruben racconta di voler viaggiare in Europa ed imparare l’inglese dopo aver servito il paese per gli ultimi quindici anni della sua vita, la maggior parte di quali passati isolato in zone estremamente remote della giungla Colombiana dove la base dell’ELN è tutt’ora locata.

Dopo una breve tappa nel deserto della Tatacoa, proseguiamo verso Salento, uno dei paesini più rinomati tra i turisti colombiani e non, nella bellissima “zona cafetera”, la zona dove si produce appunto gran parte del caffè colombiano. Qui piantiamo la tenda a “La Serrana” altro ostello-campeggio che consiglio vivamente. E’ locato su una collina due chilometri fuori da Salento, immerso nella natura.

DSC00010.JPG

Tenda con vista

Da “La Serrana” è possibile fare delle belle passeggiate per esplorare la zona e visitare le tenute di caffè. Noi visitiamo una “finca” chiamata Las Acacias, una tenuta dove si produce caffè ancora alla vecchia maniera e dove la filosofia non è vendere il caffè alle multinazionali, ma venderlo in loco e sponsorizzare il caffè colombiano in Colombia. In Colombia si coltiva la varietà cento percento arabica, una delle migliori. Ma ciò che rende ancora più pregiato il caffè colombiano, comparato con ad esempio il caffè del Brasile (produttore numero uno mondiale), è il metodo di raccolta a mano rispetto al metodo di raccolta a macchina, più efficente, ma che abbassa la qualità del caffè a causa della possibile presenza di foglie e chicchi non ancora pronti ad essere raccolti nella mistura.

DSC00022.JPG

Finca cafetera “Las Acacias”

Raccogliere caffè a mano è un lavoraccio, credetemi, perchè sulla stessa pianta ci possono essere chicchi rosso fuoco maturi e chicchi verdi che devono essere lasciati maturare. Questo implica un lavoro non indifferente e svariate sessioni di raccolto.

E le piante di banano che ci fanno in ogni piantagione di caffè che ho visto in Sudamerica? Le piante di banano mi viene spiegato, sono un annaffiatore automatico naturale, il loro tronco è pieno zeppo d’acqua (Luis la nostra guida applica un taglietto sul tronco di un banano e l’acqua comincia magicamente a gocciolare). La pianta assorbe l’acqua dal terreno quando piove e la rilascia quando è soleggiato, nutrendo le piante adiacenti. Luis ci spiega che aggiungere qualche sporandica pianta nella piantagione di caffè può influenzare il sapore del caffè. Nel caso de Las Acacias, i coltivatori hanno scelto di aggiungere al loro caffe un tocco di agrumi, piantando qualche arancio e mandarino e, bevendo il mio primo espresso degno di essere chiamato tale in quasi otto mesi, posso decisamente apprezzare una punta di aspro nel sapore del buon caffè, che quasi avevo dimenticato.

DSC00037.JPG

Dalla pianta al macinino!

Da Salento effettuiamo un’escursione giornaliera nella vicina “Valle De Cocora” una vallata cosparsa dalle curiose “palmas de cera” la specie di palma più alta del mondo,  che può raggiungere fino agli 80 metri di altezza! Questa palma è visibile solo in questa regione e a causa della deforestazione, è oggi una specie in via di estinzione.

DSC00059.JPG

Palme di cera, mucche e tanta tanta pioggia

Dopo quasi una settimana di relax a Salento, decidiamo di intraprendere un viaggio di tre ore a bordo di un malandato bus-quattro ruote, su una strada che non azzarderei a definire tale, per arrivare nell’isolato quanto pittoresco pueblito di Jardin. Jardin è molto simile a Salento per le sue casette dipinte con sgargianti colori, ma decisamente meno turistica. Un altro luogo perfetto per riposare e fare passeggiare nella natura.

DSC00065.JPG

Mezzi di trasporto indimenticabili

DSC00081.JPG

Baretti nella piazza principale di Jardin

Da Jardìn i cammini possibili sono due: dirigersi verso Bogotà o optare per Medellin. A Jardin conosciamo dei ragazzi di Medellin che ci raccomandano caldamente la loro città paragonandola addirittura a Barcellona! Entusiasmati dai loro racconti e da altri pareri positivi di tanti viaggiatori incontrati, finiamo per optare per Medellin.

Purtroppo le mie aspettative non sono affatto soddisfatte. Alloggiamo una notte nel centro città e tre notti nel quartiere residenziale del Prado.

A Medellin Pablo Escobar non c’è più ma la cocaina è rimasta. La quantità di tossici che abitano le strade della città è qualcosa che non avevo mai visto prima. Ovunque ti giri c’è gente buttata in mezzo alla strada, ragazzi scheletrici fumando una dose in un’angolo, altri sdraiati in posizione fetale sotto il sole cocente. Questi fantasmi sono schiavi di una droga che qui chiamano “basuco” letteralmente gli scarti ottenuti dalla produzione di cocaina mischiati con altre schifezze. Simile al crack, viene fumato e produce estrema dipendenza. Nel centro storico ci sono inoltre una gran quantità di prostitute e papponi appostati davanti alle chiese. Leggenda vuole che questa prossimità ai luoghi di culto sia dovuto al timor di dio dei clienti che, una volta soddisfatti i loro istinti primordiali, andrebbero di corsa a confessarsi. Mah…a me pare più storiella per abbellire la triste realtà di questa città.

L’unico luogo della città in cui regna l’ordine ed il pulito è il famigerato Barrio Poblado, soprannominato anche “gringolandia”. Il Poblado è letteralmente costellato di ostelli di prima categoria e hotel dai prezzi stellari intervallato da una grande varietà di bar, ristoranti e discoteche di pessimo gusto. La notte, i “paisa” (abitanti di Medellin) benestanti e stranieri si riversano per le strade del poblado, per farsi assorbire dalla decisamente forzata “party atmosphere” tra fiumi di alcool e cocaina e musica a tutto volume. Durante il giorno si possono osservare per il barrio, esemplari di gringos con hangover importanti ciabattare per il quartiere. Insomma c’è da ammettere che l’altro lato di Medellin non è certo più roseo!

Alla fine di questi pochi giorni passati a Medellin sono quasi felice di farmi sedici ore di bus per raggiungere la costa caraibica, e il Nord del paese.

To be continued….

 

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s