Ecuador

Per decidermi a scrivere un capitolo sull’Ecuador ci ho messo un pò. In realtà non ero neanche sicura di volerlo scrivere. Credo di non avere neanche una foto sulla mia macchina fotografica. La nostra esperienza in Ecuador è stata la più breve comparata con tutti gli altri paesi fin’ora visitati. Il nostro piano era di passare la maggior parte del tempo in spiaggia….purtroppo il tempo non ci ha assistito: abbiamo avuto un giorno di sole su un totale di tre settimane.

Il border crossing dal Perù è stato privo di incidenti. Abbiamo fatto tutta una tirata con un bus notturno dalla città costiera di Trujillo fino a Manta, dove dai climi polari del bus scendiamo e veniamo avvolti dal caldo soffocante. Una breve attesa per rimontare su un bus che attraverserà il confine e ci porterà fino a Guayaquil. Appena passato il confine con il Perù, cominci a vedere ai due lati della strada, banani. Piantagioni di banane a perdita d’occhio per centinaia di chilometri! L’equador è infatti il maggiore esportatore di banane nel mondo, con un introito annuale stimato a circa 2,6 miliardi di dollari. E parlando di dollari, alla fine degli anni novanta, il valore della moneta locale, il Sucre, crollò precipitosamente, e il dollaro statunitense venne adottato come moneta nazionale. Da allora tutto cambiò in Ecuador. L’economia ha ricominciato a girare ma la dollarizzazione ha portato anche a degli svantaggi, il paese è sottoposto alla “fluttuazione” del dollaro in borsa e ha perso molto potere competitivo sul mercato sudamericano. Per quanto mi riguarda ho trovato l’Ecuador uno dei paesi più cari in cui abbiamo viaggiato con prezzi che si aggirano alla media europea (ovviamente tutto è più caro apparte le banane e la frutta tropicale di cui mi sono copiosamente nutrita)

A Guayaquil siamo forzati a fermarci dopo 24 estenuanti ore di viaggio ininterrotto.

Fa caldo e non vediamo l’ora di raggiungere la costa. La nostra prima tappa è Montañita, una piccola cittadina costiera abbastanza rinomata in Ecuador sia tra i turisti stranieri sia tra gli ecuadoriani. E’ rinomata per i suoi party, i suoi bar e la “calle de los cockails”, una strada composta solo da chiringuitos che vendono appunto cocktail  a prezzi europei. Per fortuna siamo arrivati di Domenica e in bassa stagione e abbiamo avuto solo un terribile assaggio di come potrebbe diventare questa cittadina in tempi di alta stagione.

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Iguane di notevole grandezza vivono sulle sponde del rio che attraversa Montanita

Montañita non è solo rinomata per i suoi party, è rinomata anche per il surf. E proprio qui riproviamo, dopo una intensa esperienza in Australia, a fare surf, questa volta con un istruttore. L’esperienza è decisamente migliore, l’oceano in Ecuador è a temperatura ideale per sguazzare per ore senza sentire mai freddo, le onde d’altro canto sono belle potenti per dei principianti come noi. Il giorno dopo la prima lezione, ancora doloranti e con la pancia sgraffiettata dal sale e dalla tavola, ma con l’entusiasmo del principiante, ci riproviamo.

L’entusiasmo dura poco. E’ dura! Le onde sono inclementi e dopo aver bevuto svariati litri d’acqua e aver tentato di stare in equilibrio sulla tavola per più di un nanosecondo decido di uscire dall’acqua, giusto in tempo per assistere al disastro: Gavin non so come riesce  a rompere la punta della sua tavola da surf! Per quanto simbolicamente bello, come sfracellare una chitarra al suolo dopo un concerto, l’esperienza è stata alquanto costosa, e ci ha fatto interrompere la nostra esperienza con il surf, almeno per il momento.

Dopo Montañita decidiamo di andare alla volta di Puerto Lopez, altra cittadina sulla costa. Da Puerto Lopez è solo un breve viaggio per raggiungere la Playa de los Frailes, una spiaggia immersa nel parco nazionale Machalilla, uno dei pochi stralci di foresta di mangrovie e foresta vergine ancora presenti sulle contaminate coste ecuadoriane.

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Vista dal mirador. Playa del los Frailes

Il 90 percento dell’ecosistema di mangrovie che ricopriva le coste equatoriane è stato distrutto durante gli anni novanta a  casa degli allevamenti intensivi di gamberi. Adesso gli allevamenti di gamberi hanno lasciato spazio mega-ville sulla spiaggia e altri orrori edilizi.

Lasciato Puerto Lopez per dirigerci a Canoa. Da quando abbiamo lasciato montanita il cielo è stato costantemente coperto da fitte nubi. E io che volevo prendere il sole e fare surf…. Canoa un anno fa è stata colpita da un terremoto magnitudo otto punto qualcosa. Ci sono ancora persone che vivono nelle tende e baracche nella piazza principale, la gente è amabile e il luogo molto poco turistico. piantiamo la tenda per qualche giorno in un ostello in compagnia di Panchoa, gestore dell’ostello che ci racconta un sacco di fatti interessanti sull’Ecuador, e ci porta nella sua proprietà in mezzo alla foresta pluviale a soli 30 minuti di cammino dalla costa. Il terremoto ha distrutto la sua casa e adesso Panchoa vuole andare avanti e ricostruire.

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Albero secolare nella proprietà di Panchoa

Dopo aver passato qualche giorno a Canoa immersi nella tranquillità, prendiamo l’ennesimo bus questa volta verso la capitale Quito.

Quito, dopo La Paz, è una delle poche città in Sudamerica che ha avuto il potere di sorprendermi. Girando per il centro storico dallo stile coloniale, si respira arte e cultura, sembra quasi di essere in una città del sud della Spagna. Fuori dal centro storico c’è la parte più moderna e cosmopolita di Quito, ma tutto è molto ordinato è pulito. Il clima è decisamente ancora andino con forti frequenti acquazzoni, calorose giornate soleggiate e fredde nottate.

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“La Ronda” una delle strade più emblematiche del centro storico di Quito

A Quito visitiamo la casa del Alabado, un affascinante museo di arte precolombiana, situato in un magnifico palazzo signorile del diciassettesimo secolo. Al suo interno viene esposta una collezione di manufatti e utensili di grande valore artistico e viene spiegata la loro correlazione simbolica con il mondo religioso e spirituale.

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Manufatti umanoidi nella Casa dell’Alabado

Ad una ora di bus da Quito è possibile visitare il monumento “midad del mundo”. Per quanto non molto entusiasta di vedere una linea in terra, per altro di dubbia accuratezza, che dovrebbe rappresentare l’equatore, la metà del mondo appunto, scopro che questo luogo, seppur molto turistico ha molto di più in serbo per noi. Arriviamo e possiamo vedere già dal fuori un monumento grigiastro, un po malandato e di dubbio gusto. Ma all’interno di questo parco tematico il monumento della metà del mondo è decisamente la cosa meno interessante. C’è invece un interessantissimo museo del cacao che espone una gran quantità di fatti riguardo alla produzione di cacao, una ricostruzione di case indigene di varie comunità ecuatoriane, svariate mostre fotografiche e un museo che spiega dettagliatamente, come una spedizione francese guidata da Charles Marie de La Condamine, misurò la metà del mondo nella prima meta del settecento.

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Panorama dalla cima del monumento

Finiamo per passare una settimana intera a Quito, prima di continuare verso la frontiera con la Colombia, per cominciare un nuovo capitolo di viaggio.

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