Perù – Cordillera Huayhuash

Ho deciso di dedicare alla nostra ultima impresa di trekking un capitolo a sè stante di questo blog, poichè la sovramenzionata impresa è stata senz’altro la cosa più fisicamente impegnativa che abbia mai affrontato nella mia vita. Ma la durezza e l’asprezza di questo cammino va di pari passo con la bellezza a cui ti permette di accedere.

Questo è il resoconto di sette incredibili giorni passati tra le montagne della cordillera Huayhuash.

Preparazione:
La piccola cittadina di Huaraz, incastonata tra picchi mozzafiato è il punto di partenza per moltissimi trekking di vario livello, arrampicata e alpinismo nelle più vicine Cordillera Blanca e Cordillera Negra e nella relativamente più distante Cordillera Huayhuash.
Alloggiamo all’hotel Artesonraju, che prende il nome da una montagna della Cordillera Blanca, l’Artesonraju appunto, che la Paramount Pictures scelse come simbolo per la sua società. Il proprietario dell’ostello, è un simpatico giovane, ex guida di montagna, che si rivela ben disposto ad aiutarci nell’organizzazione della spedizione. Spedizione si, suona ancora di più come un’avventura.

Ancor prima di entrare in Perù mi documentavo e sognavo di questo trekking leggendario, a quanto pare considerato il secondo migliore trekking al mondo dopo il trekking fino al campo base dell’Everest. Poi ho cominciato a chiedere a giro a Cusco e molti mi sconsigliavano caldamente la cosa per via della stagione. Maggio in questo lato del mondo segna la fine dell’estate andina e delle temperature relativamente più “calde”. Le temperature durante le notti nella Cordillera posso arrivare fino a meno dieci durante questa stagione. Decisamente non siamo preparati per queste temperature. Io pativo il freddo già in Patagonia, dove le temperature notturne si abbassavano al massimo a -3. Insomma un pò terrorismo psicologico un pò la prospettiva non rosea di morire congelata e di essere ritrovata 2000 anni dopo sotto i ghiacci come la mummia di Similaun, mi avevano quasi fatto scartare questa opzione, senza farmi passare la voglia di affrontare il lungo viaggio in bus da Cusco fino a Huaraz, 34 ore totali di bus, fino ad ora record assoluto! Per fortuna i bus peruviani sono i bus più comodi e moderni in Sud America.

Il proprietario dell’ostello riaccende la speranza nel mio cuore rassegnato. Si può fare. E non so perchè quest’uomo mi inspirava una certa sicurezza e fiducia. Per affrontare il freddo possiamo scegliere se affittare dei sacchi a pelo invernali antidiluviani delle dimensioni e peso del mio zaino intero o una tenda invernale (anche questa non delle più moderne) che pesa più del doppio della nostra attuale. Optiamo per la seconda opzione e speriamo che i nostri minuscoli sacchi a pelo facciano il resto. Il secondo problema è il tema “comida”. Sette giorni di cibo, snack vari e gas per cucinare. Non è facile selezionare cibo leggero, non ingombrante, nutritivo e veloce da cucinare allo stesso tempo.

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Ed ecco qui più o meno quello che ci siamo portati da mangiare.

Finalmente dopo due giorni di preparativi siamo pronti. Il trekking, se si includono tutte le deviazioni possibili ha una durata di 13 giorni. Ma questa versione allungata del cammino normalmente la si affronta con i muli. Il proprietario ci indica e segna sulla mappa la versione abbreviata del cammino. E’ tutto abbastanza chiaro apparte un giorno in cui dovremo prendere una scorciatoia e tagliare per le montagne. Per sicurezza ci presta anche la sua mappa topografica, just in case.

Day One

La sveglia è per le quattro del mattino, per cominciare freschi e riposati e per poter raggiungere il villaggio di Pocpa, situato comodamente a cinque ore di distanza da Huaraz.
Da Pocpa sono sei ore di cammino per arrivare al primo accampamento, dove incontriamo due gruppi organizzati, con muli tende e tutto il resto. Qui apprendiamo con sorpresa che questo trekking è popolarissimo tra gli israeliani (il 90 percento dei due gruppi è composto da israeliani). Provo a chiedere le ragioni di questa popolarità e mi viene risposto un semplice “non lo so, ci vanno tutti”. Un’altra tappa della “ruta israelita” dunque, dopo la Patagonia Uyuni e molti altri luoghi in Sudamerica. Ma il fatto che “si debba fare perchè lo fanno” tutti non vuol dire che ti piaccia o tu sia fisicamente preparato per questo. Il tour organizzato ha l’unico vantaggio di dover portare solo uno zainetto con la crema solare e l’acqua. Ma questo a 5000 metri non ti aiuta molto se non hai la voglia o la preparazione. Pagando extra, oltre ai 350 euro del tour puoi ovviare a questo problema, puoi affittare un mulo extra e passare sette meravigliosi giorni sballottato a dorso di mulo. Quale sarà la soddisfazione in questo è ancora da capire.

Il primo giorno è duro. ci rendiamo conto di quanto incredibilmente pesanti siano gli zaini. Arriviamo al campo piantiamo la tenda e crolliamo senza neanche cenare.

Day Two
Ci svegliamo e constatiamo che la tenda si è congelata completamente durante la notte. Fa freddo. La notte è stata fredda. Mi sono addormentata con i piedi congelati e così mi sono svegliata. Quanto lasciamo l’accampamento i tour sono già partiti alla volta del primo dei nove passi di montagna che ci attendono.
Il sentiero non è segnato in alcun modo, ma è facile seguire la scia di orme e cacca di mulo che i tour si lasciano alle spalle. La salita verso il primo passo sembra essere infinita, ma finalmente dopo tre ore di cammino lo raggiungiamo

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Cancanam Punta – 4700 mts

La discesa è aspra e pietrosa, e con gli zaini e facile perdere l’equilibrio e cadere. Dopo un’ora di cammino in piano arriviamo al primo dei numerosi posti di controllo, in cui acquisti la protezione. Protezione?! La protezione da cosa? Beh, a quanto pare fino a qualche anno fa gruppi di banditi armati fino ai denti assaltavano i gruppi di escursionisti rubando e uccidendo chi opponeva resistenza. Dai tempi del gruppo terroristico del Sendero Luminoso, che terrorizzò le Ande negli anni novanta e nei primi anni duemila di acqua ne è passata sotto i ponti, ma nella Cordilera Huayhuash si continua a pagare una protezione. La somma del costo delle varie protezioni che abbiamo dovuto pagare si aggira intorno ai 150 Soles a testa (circa 40 euro). Cara la mia protezione!

Il secondo passo sembra non arrivare mai. Pensiamo di esserci persi quando in lontananza vediamo uno dei tour che si inerpica su per una montagna verdeggiante. Dev’essere il passo. La grandine comincia ad infuriare. Finalmente alle ore 16.00 circa arriviamo alla Laguna Carhuacocha, in prossimità del accampamento. Decidiamo di piantare la tenda appartati dai tour. Non sono venuta in uno dei luoghi più selvaggi e remoti del mondo per stare in mezzo alla gente. Sono qui per la solitudine.

Day Three
Lo spettacolo che ci aspetta al risveglio è inenarrabile. Cinque picchi illuminati dalla rosea luce dell’alba, che piano piano si espande e ci avvolge, tutto riflesso nella laguna Carhuacocha. Psichedelia allo stato puro.

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Le luci dell’alba

La notte è stata più tollerabile, la tenda non è congelata e oggi dovremo affrontare “solo” un passo di montagna. Pensiamo scioccamente che oggi sarà un giorno più facile, ma ci sbagliamo di grosso. Impariamo presto che non esistono giorni facili nella Cordillera Huayhuash.

Lungo il cammino che ci avvicina a questa fila di montagne innevate, di tanto in tanto il silenzio viene interrotto da un rombo, un suono profondo e terribile che sembra venire dalle viscere della montagna, pochi secondi, e una enorme massa di ghiaccio e neve si distacca dal costone e cade a valle con un fracasso assordante.

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Vista lungo il cammino

Dopo aver perso il sentiero e averlo ritrovato 200 metri più a valle giù per un dirupo, ci ricongiungiamo pericolosamente per arrivare ad un fantastico punto panoramico da dove si possono vedere tre lagune di un brillante verde smeraldo.

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Tres Lagunas

Cominciamo l’ascesa. Arriviamo al passo e consumiamo il nostro non molto lauto pasto a base di uova sode e crackers.
Arriviamo relativamente presto al campamento Huayhuash, ma passano almeno due ore prima di poterci finalmente gettare nella tenda. Ci troviamo ai piedi di un altro passo, in una stretta vallata sferzata da raffiche di vento e impieghiamo un bel pò prima di trovare terreno piano e riparato, elemento importante per una buona notte di sonno.

Day four.

Il giorno quattro era il giorno che più mi preoccupava. Avremmo dovuto affrontare due passi di montagna. Il primo chiamato Punta Trapecio, che ci avrebbe portato ad una fin’ora ignota, altitudine di 5300 metri. Il secondo passo era la famosa scorciatoia che il tipo dell’ostello ci aveva consigliato di prendere. Una deviazione per le montagne, che sulla mappa topografica risultava poco chiara e molto improbabile. La paura di perdersi era tanta. Il quarto giorno era anche il giorno del compleanno di Gavin, quale maniera migliore per celebrare il proprio compleanno che perdersi sulle montagne della Cordillera?
Fortunatamente, Ruben, la guida di uno dei gruppi, ha deciso di “prenderci sotto la sua ala”, offrendoci il suo aiuto per trovare un passaggio tra le impervie montagne della Cordillera e arrivare alla laguna Juraucocha, seguendo il nostro piano originale.

Riusciamo, seppur molto carichi a tenere il passo con il gruppo di israeliani, su per l’inerpicato passo. Nonostante l’altitudine estrema, questo è stato uno dei passi che ho affrontato meglio tra tutti i nove ed è quello che ci ha regalato una delle migliori viste.

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Nevado Trapecio

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Vista dal Passo Punta Trapecio – 5300 mts

Dopo il passo ci aspetta un periglioso cammino giù per la montagna attraverso svariati ruscelli e infine il passaggio su un ripido monte di pietre, ciò che rimane di un ghiacciaio ormai estinto. Ed eccoci qua, è arrivato il momento di separarci da Ruben e il suo gruppo. Prima di lasciarci la guida ci regala un po di pane, da accompagnare con la nostra poco nutritiva zuppa in busta, e indica un punto innevato sopra le nostre teste. Ecco quello è il passo, la laguna poi la trovate, non vi potete perdere. Buona fortuna.

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“Ecco quello è il passo”

Bene. Il fatto che sul passo saremo affondati nella neve fino alle ginocchia, era forse qualcosa che la guida non immaginava. Riusciamo ad affrontare l’ascesa senza incidenti, per ritrovarci su questa stretta striscia di terra, che ci separa da una ripida discesa. Possiamo già vedere in lontananza, molto in lontananza la laguna Juraucocha.

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Il passo dal nome ignoto e la laguna sottostante.

Come si può osservare dalla foto, la laguna, punto di arrivo della giornata, è ancora molto distante, cominciamo una lunga zigzagante discesa spacca-ginocchia, per arrivare esausti come al solito, dopo ben nove ore di cammino ai piedi della laguna.

Day Five

Dopo una notte relativamente mite, ci svegliamo e affrontiamo la routine mattutina nella solitudine e silenzio completo. Non incontriamo anima viva per ore lungo il cammino che segue il corso di un fiume, lungo una stretta vallata.

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il cammino verso il villaggio di Huayllapa

Il sentiero è tutto in discesa fino alla deviazione per il primo ed unico villaggio che si incontra durante tutto trekking sulla Cordillera, Huayllapa.

Continuiamo per il sentiero senza passare per il villaggio. Da qui ci aspetta una lunga impervia salita attraverso un’altra vallata. Svariate ore di cammino dopo arriviamo al campamento Huatiac, che è abbastanza affollato con i tour. Decidiamo di continuare altri quindici minuti in salita, fino ad arrivare ad un’area che sembra essere tanto perfetta quanto evitata dai gruppi. Ne Scopriamo presto la ragione:  ciò che sembra un bellissimo prato verde è in realtà una palude. Che fare? Tornare indietro? No Way! Sta cominciando a piovere e la tenda è come sempre bagnata dalla condensa della notte prima. Mi inzacchero fino alle caviglie per a trovare un punto non paludoso. Sta cominciando a piovere, piantiamo la tenda completamente fradicia e ci asserragliamo dentro decidendo di non uscirne più fino al mattino dopo, neanche per fare pipì!

Day Six

Oggi dobbiamo dare il massimo. Oggi vogliamo arrivare il più in là possibile così da rendere il giorno sette più breve e tollerabile. Se ripenso alle distanze che abbiamo coperto in questo durissimo penultimo giorno, non posso crederci. E’ qualcosa che non immaginavo, il mio corpo potesse affrontare. Ma partiamo dal principio di questo epica giornata di cammino.

La sveglia è per le ore cinque e mezza. E’ ancora buio. Mi sveglio per fare pipi e noto dei colori diversi intorno a me. Qualcosa è decisamente cambiato durante la notte. Torno nella tenda per preparare la colazione. Quando esco nuovamente con le prime luci dell’alba questo è lo spettacolo che mi si presenta:

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L’ignoto oltre la tenda innevata.

Sta cominciando a nevicare. Decidiamo di avventurarci per il passo punta Tapush, nonostante la neve e la nebbia stiano venendo chiaramente da quella stessa direzione. Siamo mossi dal fatto che abbiamo visto un paio di arrieros con muli passare dieci minuti prima di prendere questa ardua decisione. Pensiamo di poter raggiungerli o per lo meno seguire le loro orme nella neve. La dolce nevicata si trasforma in una vera e propria tormenta di neve più o meno a metà cammino verso il passo. Le orme si stanno velocemente cancellando e la paura di perdersi diventa concreta. Non abbiamo guanti e stiamo letteralmente congelando.

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La faccia dell’ipotermia

E cosi lottando tra fango, rocce, vento e neve arriviamo finalmente al passo. La paura è stata tanta, e vorremo quasi concludere il cammino qui. Ciò ovviamente non è possibile, dobbiamo continuare. Ci rincuoriamo con un Sublime (barretta di cioccolato e noccioline Nestlè che si trova solo in Bolivia e Perù, il nome descrive perfettamente la sensazione che si prova mangiandola) e continuiamo. Discendendo il passo la tormenta si placa. Continuiamo per il secondo passo della giornata che ci porterà fino alla laguna Jahuacocha. Due minuti di pausa sulla stretta striscia di terra e comincia a nevicare di nuovo, forzandoci a continuare.

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Passo Yaucha – 4800 mts

Dal passo fino alla laguna è tutta discesa, e il tempo ci regala un po di sole per asciugare le nostre ossa bagnate, e ritemprare i nostri corpi battuti dalle intemperie della giornata.

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Laguna Jahuacocha e Nevado Rondoy sullo sfondo

Arriviamo al campamento e sembra la scena di un festival musicale. Ci saranno tipo sei-sette gruppi. Sono le due del pomeriggio e le nuvole stanno lentamente coprendo le montagne sullo sfondo. Pensiamo che non vale la pena fermarci adesso, pensiamo che possiamo camminare per un’ altra ora e cercare un luogo migliore per piantare la tenda. Inoltre più strada facciamo oggi, meno ne avremo da fare domani e potremo tornare a Huaraz presto e cominciare a gozzovigliare con ogni tipo di bevanda alcolica e cibo. La prospettiva è lieta. Ed è proprio questa dolce prospettiva che ci tiene su di morale, che fa si che le nostre gambe continuino a muoversi. Dopo un’ora di cammino la vallata si fa stretta e comincia l’ascesa al terzo ed ultimo passo di questo trekking. Non ci sono posti dove accampare, troppo ripido e stretto. Il morale è alto e abbiamo ancora forze, decidiamo dunque che intraprenderemo questo ultimo passo e accamperemo li o poco più giù. Ma questo passo sembra non arrivare mai o peggio sembra essere li ad aspettarci ad ogni curva e piccola discesa. A distorcere la nostra prospettiva sulle distanze e su ciò che ci circonda, verso le quattro del pomeriggio cala una fitta nebbia. Alle ore cinque stiamo ancora camminando e si sta facendo lentamente buio. Incontriamo una coppia di disgraziati che come noi hanno deciso di intraprendere il trekking in maniera indipendente. Sembrano più confusi e disperati di noi, del resto è il loro primo giorno. Gli diciamo che alla laguna ci sono altre due ore di cammino e che farebbero bene ad accampare prima, loro invece ci avvisano che in altri 45 minuti saremo al passo. E molto accuratamente, 45 minuti dopo vediamo il passo inghiottito dalla nebbia e un cartello con su scritto “Pampa Llamac-4300 metri”.

Continuiamo per un altro quarto d’ora in discesa prima di arrenderci, tra la nebbia e l’imbrunire è difficile vedere dove mettiamo i piedi, gettiamo la tenda praticamente in mezzo al sentiero e dopo quasi 12 ore di cammino quasi ininterrotto crolliamo.

Day Seven

L’alba del giorno sette è bellissima. Non fa troppo freddo, la nebbia si è diradata e il morale è alto! cominciamo la lunga discesa fino al villaggio di Llamac dove potremo trovare un mezzo di trasporto e tornare alla civilizzazione.

Siamo i primi ad arrivare al villaggio verso le ore dieci e mezza del mattino. Non c’è ancora l’ombra di bus, decidiamo di tirare fuori il fornellino da campeggio comprare uova e cracker e fare una lauta colazione seduti sul marciapiede, scaldati dal sole.

Finalmente un’ora dopo un bus ci raccatta dal mezzo di strada e ci riporta a Huaraz, lasciandoci nella piazza principale. Ci abbracciamo, ridiamo, saltiamo di gioia.

E’ finita. Ce l’abbiamo fatta, non ci crediamo ancora, ma ce l’abbiamo fatta.

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