Perù – Cusco e dintorni

E’ già passato un mese da quando siamo entrati in Perù. Non riesco a capire ancora come sia stato possibile. Il tempo soggettivo del viaggio sta decisamente accelerando ultimamente.

La mia prima impressione del Perù, impressione che tuttora permane, è che rispetto ai paesi visitati fin’ora, quest’ultimo sia in definitiva il paese più turistico. Troppo turistico per i miei gusti. Certo è simile culturalmente alla Bolivia ma decisamente più commerciale. Con i suoi 4 milioni di turisti all’anno non è difficile crederlo. Non fraintendetemi è un paese incredibile. Proprio adesso mentre scrivo stiamo attraversando un gigantesco deserto, tra la provincia di Nasca e la provincia di Ica. Il Perù è un paese enorme, che comprende giungle, deserti, spiagge chilometriche e montagne dalle nevi perenni. C’è troppo da vedere, potremmo tranquillamente passare altri due mesi qui. Abbiamo invece deciso di concentrarci sulla parte andina, la parte delle montagne, del trekking e di molte rovine Inca.

Per primo, visitiamo la parte peruviana del lago Titikaka, decidendo di boicottare le turisticissime Islas Flontantes, isole galleggianti fatte di canneti, dove un tempo gli indigeni Aymara vivevano. Oggi famiglie vestite con gli abiti  tipici sono li solo per intrattenere i turisti. Insomma una specie di zoo galleggiante. Passiamo invece un paio di giorni sulla bucolica Isla Amantanì. L’unico modo di visitare quest’isola, è essere ospiti di una famiglia locale, a cui vieni assegnato, all’arrivo sull’isola, grazie ad un sistema rotativo che permette a tutti gli isolani, la cui principale occupazione è l’agricultura e la pesca, di avere un piccolo guadagno mensile extra grazie al turismo.

 

La tranquillità è il silenzio su questa isola che sembra uscita da una poesia pastorale, è incredibile. Ma ciò che mi sorprende di più è la bonarietà dei suoi abitati, molti (o almeno quelli che non parlano solo Quechua) sono molto in vena di fare due chiacchiere e chiedere e commentare gli avvenimenti  nel “mondo esterno”, e sono super informati: si parla delle elezioni in Francia, di Trump e si finisce a parlare di teologia.

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Lasciamo il lago Titikaka alla volta di Cusco, che servirà come base per esplorare i dintorni.

Credo che da Cusco passi la maggior parte di questi quattro milioni di turisti annuali. La sua posizione è a dir poco strategica, non a caso era la capitale dell’impero Inca. Oggi giorno è il punto di partenza per l’esplorazione di una quantità impressionante  di siti archeologici, e di trekking mozzafiato. Il centro città è gradevole, il problema è la quantità di gente che cerca di venderti un tour, un massaggio, o una foto con un lama. E’ realmente qualcosa che non avevo mai visto in Sudamerica, l’insistenza, l’aggressività con cui la gente ti approccia per cercare di venderti qualcosa. Sei gringo, hai soldi, COMPRA.

A soli 8 chilometri da Cusco si trovano numerose rovine Inca tra cui l’incredibile forte di Sachsawaiman, baluardo della resistenza Inca contro gli spagnoli di Pizarro. Gli inca, oltre ad essere grandi agricoltori erano degli abili urbanisti e costruirono la città di Cusco a forma di puma, Sachsawaiman con la sua forma a zig zag rappresentava la dentatura dell’animale.

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Un particolare del forte di Sachsaiwaman con Cusco sullo sfondo

Dopo un paio di giorni a Cusco, siamo ben felici di “scappare” alla volta di un trekking di cinque giorni nella spettacolare valle Apurimac, per scoprire le poco conosciute rovine Inca di Choquequirao.

La camminata è dura, ed è per questa ragione che molte persone affittano muli e mulattiere per i quattro giorni cammino. Noi affrontiamo facilmente la camminata nonostante il carico di cibo, acqua e suppellettili varie sulle spalle, senza l’aiuto di muli. Riusciamo nell’impresa aiutati dalla presenza costante di nubi e di una pioggerellina che ci accompagna durante 1500 metri di discesa e 1800 metri di ascesa sulle ripide pareti del canyon completamente spoglie i qualsiasi tipo di vegetazione.

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Il Canyon Apurimac

Choquequirao è un sito archeleogico, “scoperto” molto prima di Machu Picchu, nonostante ciò non ha mai attirato la stessa attenzione da parte di archeologi e turisti, infatti un buon 40 percento del sito è ancora avvolto da una fitta vegetazione sub tropicale e solo 3000 persone l’anno visitano le rovine

Nel 2016 si vociferava della possibilità di costruire un teleferico (un’ovovia) che raggiungesse la cima del monte su cui Choquequirao si erge. Per fortuna questo progetto non è mai andato in porto e Choquequirao mantiene intatto il suo fascino di città perduta grazie alla sua meravigliosa irraggiungiblità. È una rovina Inca che a differenza di Machu Picchu e molte altre rovine nel “valle sagrado” devi conquistare con il sudore della tua pelle (o di quello di un mulo) e cosi dopo due giorni di cammino, possiamo finalmente intraprendere la ultima mezz’ora di ripida salita che ci separa dal sito e passare una giornata intera esplorando le rovine in completa solitudine.

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Ci avventuriamo giù per l’altro lato della montagna per raggiungere le impressionanti terrazze dei lama, terrazze agricole a picco nel canyon sottostante, con rappresentazioni di lama in pietra bianca. Cuciniamo la classica zuppetta Knorr appollaiati sul minuscolo mirador dove possiamo assorbire la bellezza di questa opera dimenticata.

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Particolare delle terrazze dei lama

Torniamo a Cusco per un giorno per ricaricare le pile e rifornirci di cibo per il prossimo trekking. Questa volta affronteremo il trekking del Salkantay per raggiungere Aguas Calientes e da li ascendere a Machu Picchu. Il cammino Inca (Inca Trail) è da sempre il trekking più gettonato per raggiungere il sovramenzionato  sito archeologico, è un must. È un trekking di difficoltà moderata accessibile ai più….beh ai più che possono permettersi di prenotarlo con mesi di anticipo e di spendere quasi mille dollari per 4 giorni di trekking. Purtroppo l’accesso all’Inca Trail senza un tour autorizzato è proibito. L’alternativa più in voga al “camino de los Inca” è ad oggi il trekking del Salkantay, un trekking di quattro giorni che include un passo a 4600 metri con viste incredibili del Nevado Salkantay. Molta gente opta per un tour del Salkantay poiché è molto più economico del camino Inca, con prezzi che si aggirano intorno ai 350-400 dollari. Un prezzo che per me è inaccessibile, inoltre preferirei gettarmi da una rupe piuttosto che far parte di un altro dannato tour. Vi dico solo che includendo il trasporto fino all’inizio del sentiero e ritorno a Cusco, cibo per sette giorni e costi vari ed eventuali non abbiamo speso più di 150 Soles a testa (20 euro circa). Certo non avevamo muli o sherpa che ci portavano lo zaino o gente che ci preparava da mangiare, ma avevamo il vantaggio di camminare al nostro ritmo, mangiare e dormire quando e dove più ci aggradava. E siamo sorprendentemente riusciti a dribblare con successo le orde di tours organizzati (credo di averne visti almeno sei) cercando di mantenere sempre 4-5 chilometri di distanza tra noi e loro e di accampare in luoghi diversi.

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Prima notte di camping ai piedi del Nevado Salkantay

La prima notte accampiamo a 4300 metri, la notte è gelida, lo devo ammettere, ma vale la pena dormire con piedi perennemente congelati solo per poter godere  della vista di questa massiccia montagna.

La mattina ci svegliamo di buon ora e ci prepariamo velocemente. Vediamo già i primi gruppi salire verso di noi. Per fortuna il loro ritmo è decisamente più lento del nostro, ed intervallato da molte più pause. Arriviamo al passo, quota 4600 metri, e cominciamo la discesa. Dopo 20 chilometri di cammino, la maggior parte dei quali sotto il sole, arriviamo esausti nel villaggio di Collipampa. Il nostro piano originale è di continuare un poco oltre e accampare nella natura come la notte precedente, decidiamo invece di gettare la tenda in un camping situato all’estremità del villaggio (il camping, come spesso accade in Sudamerica, è semplicemente il giardino sul retro di un contadino). Mai decisione fu tanto funesta! Il  tempo letterale di piantare la tenda e bollire l’acqua per un tè e comincio a sentire una strana sensazione, come di qualcosa che mi cammina sulla schiena. Vabbè mi avevano parlato di noiosi minuscoli insettini volanti succhia-sangue che molestano gli escursionisti sul Salkantay, sarà uno di quelli.

E invece no. Sono PULCI.

Ora, questo è il primo incontro con questi animaletti, e spero vivamente l’ultimo, ma dovete sapere che non c’è scampo. Quando ti accorgi che sono loro è troppo tardi. E’ già notte e tu, dopo due giorni di cammino e una notte all’addiaccio vuoi solo dormire. Ma non puoi! Perché le pulci sono ovunque nella tua tenda, e puoi sentirle saltare, ma non puoi vederle nel buio della notte. Ne puoi uccidere decine ma altrettante verranno, puoi dormire vestita da capo a piedi, ma loro strisceranno sotto i tuoi vestiti e le sentirai camminarti addosso, pungerti e succhiarti il sangue. Ed è cosi che abbiamo passato la seconda notte completamente in bianco, acchiappando pulci e cercando disperatamente di addormentarci e di farci mangiare vivi.

La mattina del giorno tre, comincio ad avere un po’ di allucinazioni, cosi decidiamo di raggiungere il paese di Santa Teresa, per poter sterminare il nemico. Una doccia e una lavatrice non annienta completamente queste creature, che rimangono annidiate negli anfratti in cerca di nuovi ospiti, ma per lo meno riusciamo ad avere una notte intera di sonno. Il giorno quattro, recuperate le forze  camminiamo altri 20 chilometri fino ad Aguas Calientes dove, seppur a malincuore, decidiamo di accampare nuovamente. Passiamo un’ora a disinfestare la tenda e riusciamo ad uccidere le ultime pulci (aiutati dal fatto che il camping era pieno di cani randagi)

Il giorno quattro ci rechiamo ad Aguas Caliente centro, per acquistare i famigerati biglietti per Machu Picchu. Aguas Calientes, detto anche “Machu Picchu Pueblo”, sembra un po’ un settore di Disneyland. Il settore a tema Inca. È di una artificiosità  di una bruttura impressionante, è caro e, come Cusco, sei avvolto da uno sciame di “captadores” che cercano di venderti la qualsiasi cosa. Compriamo il biglietto pomeridiano, biglietto di cui nessuno conosce l’esistenza, che ci permette di pagare l’entrata solo 100 soles (invece di 150) e di godere di Machu Picchu dalle una del pomeriggio alle cinque, orario di chiusura.

La città di Machu Picchu fu molto probabilmente costruita intorno alla meta del 1400 dal primo imperatore Inca Pachacutec ed ospitava centinaia di abitanti. Il sito archeologico, circondato da dirupi, si intravede a malapena dal fondo della vallata in cui ci troviamo, e ua volta abbandonato dagli Inca, non fu mai trovato dai conquistadores spagnoli. Ben quattro secoli dopo, Hiram Bingham, uno studioso statunitense “scoprì” Machu Picchu, portatovi da un dodicenne locale. La gente del luogo sapeva dell’esistenza delle rovine, c’è chi addirittura ci aveva fatto il campo.

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Le pessime condizioni in cui verteva Machu Picchu quando fu “scoperto”

1770 scalini o 10 minuti di bus al modico costo di 12 dollari ci separano da Machu Picchu. Ovviamente prendiamo la scalinata. Arriviamo madidi di sudore e già stanchi, ma la curiosità di esplorare il sito ci da la forza di continuare. Mentre ci avviamo verso la torre del guardiano, sento una ragazza argentina che, appena entrata, chiede al guardiano “scusi dov’è il posto dove tutti si fanno la foto classica?”. Cominciamo bene. La verità è che non c’è troppa gente come avevo immaginato, però c’è un sacco di gente stupida, la cui unica ragione per venire a Machu Picchu è farsi un book fotografico con le rovine da mettere su Facebook o Instagram.

Chiudo gli occhi e per un attimo sogno uno sterminio di massa…poi guardo e passo.

Anticamente c’era un’altra e più impervia via d’accesso a Machu Picchu, un’entrata sul retro possiamo definirla, costruita a picco su un dirupo per impressionare e scoraggiare gli eventuali nemici che decidessero di intraprenderla. Il ponte Inca e i resti di un sentiero scolpito un una parete di roccia è ciò che ne rimane oggi.

Machu Picchu si rivela essere più grande di quello che immaginavo. le ore che abbiamo a disposizioni sono giusto sufficienti, per raggiungere l’Intipunku, la porta del sole: un punto panoramico spettacolare su tutto il sito archeologico.

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Gli inca non conoscevano l’uso del ferro o dell’acciaio. Per costruire le loro imponenti città, tagliavano le pietre applicandovi fori nella roccia e inserendo delle barre di legno; il legno successivamente bagnato, si espandeva e rompeva in due il blocco, che veniva poi smussato e scolpito all’occorrenza. Le pietre venivano poi spostate dalle cave al luogo di costruzione grazie a piani inclinati. Non venivano usate ne ruote ne gru. Le pietre venivano incastrate l’una con l’altra come un gigantesco puzzle e non si trattava certo di pietruzze ma di pezzi di granito che potevano pesare tra le dieci e le duecento tonnellate. L’esempio più eclatante e quello di una meridiana costituita da un unica, gigantesca pietra:

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Torniamo a Cusco per un ultima volta per organizzare e intraprendere il lungo viaggio (34 ore di bus totali) per raggiungere la cittadina di Huaraz, situata a nord di Lima, capitale del trekking e sport di montagna.

Nel prossimo capitolo racconterò l’impresa di trekking intrapresa nelle vicinanze di Huaraz…..e altre avventure!

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Saluti dal Perù!

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