Buenos Aires, primo assaggio del Sud America.

Ho scelto Buenos Aires come prima tappa del mio viaggio attraverso il Sud America, principalmente per ragioni economiche: il volo di sola andata, acquistato con largo anticipo tramite la compagnia aerea ”Turkish Airlines” e’ stato un vera affare. C’era inoltre l’idea che sarebbe stato bello cominciare il viaggio da una città più ”europeizzata” rispetto ad altre città Sudamericane.

Ma cominciamo dal principio. Sono arrivata verso mezzanotte e mezza alla stazione dei bus,  ”Puerto Madero” devastata nel profondo dalle ore passate dentro un aereo e dall’attraversamento di svariati fusi orari. (Milano-Istambul-San Paolo-Buenos Aires)

Raggiunto l’ostello, finalmente conseguo l’ ‘orizzontalita’ tanto desiderata dopo infinite ore passate seduta. Il giorno dopo mi sveglio in assenza quasi totale di Jet Lag (l’ultima volta in Australia era durato due settimane) Dopo un’ottima colazione a base di “dulche de leche” e latte in busta (paese che vai packaging che trovi), comincio ad avviarmi verso il quartiere di San Telmo, dove Io e Gavin, insieme ai nostri amici Marianna e Patrick, abbiamo preso un appartamento su Airbnb. C’è un sole che spacca le pietre, un caldo allucinante (e siamo solo a primavera) e un sacco di gente che cammina sui marciapiedi stretti.

Dovete sapere che i marciapiedi a Buenos Aires sono in pessime condizioni. Sostanzialmente mancano proprio pezzi di pavimentazione, in media ogni tre quattro passi c’è una buca. E a rendere ancora più impegnativa la  deambulazione, ovunque vi sono escrementi di cani. Evidentemente non e’ ancora stata inventa una multa per i padroni senza senso civico. La moda femminile del momento a Buenos Aires sono le ‘’plataformas’’, zeppe di dimensioni importanti, indossate per sembrare più’ alte o forse come adeguamento alle condizioni del manto stradale.

Dopo innumerevoli storte e dribblaggi raggiungo San Telmo, e ho un pò la sensazione di entrare nel barrio di Gracia a Barcellona, le strade diventano più piccole, il traffico si dirada e spuntano un sacco di negozietti alternativi e di design. Ogni Domenica nel  quartiere di San Telmo, lungo Calle Defensa e Plaza Dorrego si allestisce un gigantesco mercato di prodotti artigianali e antichità.

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Ma quando la calura non dà tregua ( come nelle due domeniche che ho trascorso a Buenos Aires) la gente del luogo si rifugia nei parchi, muniti di bikini, termos e tutto l’occorrente per bere mate in quantità. Il “Mar de Plata”, infatti, la località marittia più vicina al centro città, si trova a 4 comode ore di macchina.

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Andiamo a fare la spesa. Rispetto ai supermercati europei si ha un po la sensazione che gli scaffali siano…come dire…vuoti? Ma la sorpresa più grande sono senz’altro i prezzi.

La guida Lonely Planet da me acquistata e’ datata 2015. Decisamente troppo vecchia quando si tratta di tenersi al passo con l’inflazione argentina. Nel giro di meno di un anno infatti, i prezzi sono triplicati e la moneta argentina si e’ svalutata in maniera sconcertante. Nel 2015 secondo la suddetta guida con un euro compravi cinque pesos argentini e guardando i prezzi suggeriti dalla guida, con cinque pesos qualcosa ci facevi. Adesso con un euro compri sedici pesos argentini, ma con quei sedici pesos non ci fai assolutamente niente. Basti pensare che raramente in un bar trovi dei prezzi inferiori a 100 pesos, a meno che tu non ti rechi per il popolare ”happy hour”. Insomma vivere in Argentina ( almeno per quello che ho visto a Buenos Aires) non costa poco. Viaggiando con un budget ristretto ci si sofferma sui prezzi delle cose continuamente, quasi ossessivamente, facendo attenzione a convertire mentalmente in euro ogni singolo prodotto, e si notano cose a cui magari un turista che trascorrerà un paio di settimane soltanto nel paese non farà caso. Potrei decisamente paragonare i prezzi di Buenos Aires a quelli di Barcellona, se non azzardarmi a dire che sono più alti. Questo per non parlare dell’eventualità in cui desiderassi acquistare qualcosa di importato ( tipo un cellulare o un paio di scarpe Nike o semplicemente un sugo pronto Barilla ). Se non vi e’ su scritto ‘’industria argentina’’, il prodotto sara’ ultra tassato e lo pagherai molto caro. I nostri amici, alla ricerca di una sistemazione semi-permanente in città, ci hanno riferito che in media per una camera doppia si paga sui 400 euro al mese. L’argentino medio, con uno stipendio mensile che si aggira intorno ai  nostri 800 euro, potrà permettersi sicuramente solo ciò che e’ made in Argentina e forse neanche quello. Possiamo parlare di protezionismo? Non so…non ci capisco una mazza di economia….

La conseguenza più diretta di questa inflazione pazza, e’ il fatto che i tagli delle banconote in circolazione, non sono assolutamente adatti a questi prezzi assurdi. Sembra che siano in circolazione solo banconote da 100 pesos e molto raramente si vedono monete o tagli più’ piccoli. La gente e’ sempre alla ricerca di ‘’cambio’’. I negozianti se non sono in grado di darti il resto giusto, (dopo aver probabilmente bestemmiato ripetutamente dentro di se) arrotondano il prezzo  per difetto, per poter portare a termine la vendita.

Leggende narrano che le compagnie che gestiscono i ‘’collectivos’’ ( bus privati, mezzo di trasporto predominante in città’) solessero appropriarsi di tutte le monete (cambio) e poi rivenderle al governo argentino. Pare strano ma tutto e’ possibile.

La città’ e’ piena di controsensi, di chiaroscuri. Basta pensare che la piazza di fronte al palazzo del Congresso (tipo il nostro Montecitorio)  e’ costellata di vere e proprie baracche, dove vivono famiglie intere nell’indigenza più’ totale. Questo per dire che non importa entrare nel quartiere ‘’sbagliato’’ per notare che c’e’ tanta povertà’ a Buenos Aires.

A proposito del quartiere sbagliato: una delle attrazioni principali della città’ parrebbe essere El Caminito una via-museo nel quartiere de La Boca, uno dei quartieri piu’ antichi della citta’, originariamente popolata di immigrati di origine soprattutto genovese

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Unica foto della Boca di cui, ahimè, dspongo.

Un bel soleggiato pomeriggio, io Gavin e l’altra coppia di nostri amici ci avventuriamo a piedi dal quartiere di San Telmo verso la Boca con lo scopo di raggiungere El Caminito. Non conoscendo la zona chiediamo indicazioni a un conducente di bus e a un poliziotto ( in quest’ordine). Più’ o meno cinque minuti dopo aver chiesto indicazione al ”policia” entriamo in una zona sempre più’ malandata e più’ vuota. Assenza quasi totale di traffico e persone per strada. La situazione comincia a inquietarmi alquanto, quando vedo in lontananza degli individui che identificherò’ con l’appellativo di ‘’sgherri’’.

Gli sgherri sono all’angolo di una strada a 300 metri da noi e ci guardano e armeggiano sospettosamente. Esprimo la mia ansia, dicendo che forse sarebbe meglio posizionarsi dall’altro lato della strada, poi dico che e’ inutile perché ci sono altrettanti sgherri di là Penso e dico tutto questo mentre continuiamo inesorabilmente a camminare verso l’incrocio, facendoci istintivamente sempre più vicini gli uni agli altri.

Arrivati all’angolo della strada uno degli sgherri tira fuori una pistola mentre gli altri ci circondano sussurrando ‘’quitos, quitos!’’ (”zitti, fermi!’’). Uno di loro mi afferra da dietro, e faccio istintivamente l’opposto di quello che ti dicono di fare in questi casi e di quello che gli sgherri minacciosamente ci avevano suggerito: comincio a dimenarmi come un cavallo pazzo e a gridare con tutta la potenza che ho in corpo, sento le dita dello sgherro che affondano sempre di più nelle mie braccia cercando di afferrare la macchina fotografica sulla quale mi sono chiusa a riccio. Poi tutto va in slow motion, i suoni sono ovattati, come dopo la detonazione di una bomba, in una scena di un film di guerra. Lo sgherro per qualche assurda ragione molla la presa e io comincio a correre senza voltarmi indietro neanche una volta, le mie gambe sono molli, quasi cado. Non  vedo niente non sento niente, neanche le mie stesse grida, sento una voce dietro di me….che sta dicendo? Corri? Fermati? Sta pronunciando il mio nome?

Quando ci rincontriamo alla stazione di polizia (200 metri dal luogo del misfatto) le nostre storie si mescolano. Stiamo tutti bene.

Gli sgherri dopo aver puntato la pistola alla schiena di Marianna le hanno strappato il marsupio con pochi euro dentro prima di scappare via. Si spiega finalmente perché lo sgherro dietro di me ha mollato la presa: Gavin lo ha colpito in testa con la sua borraccia Quechua piena. Deve avergli fatto molto male.

Diciamo che c’e’ andata di lusso

Alla stazione di polizia c’e’ chi e’ stupito che ci trovassimo in quella zona ( letteralmente 500 metri dal famoso “El Caminito”) c’e’chi addirittura se la ride come a dire poveri stolti. Il capo della polizia, come spesso fanno i rappresentanti delle forze dell’ordine, fa “di tutta l’erba un fascio” sulla situazione del quartiere: “qui sono tutti drogati e delinquenti,  con quei 5 euro sono andati sicuramente a comprarsi la droga. Meglio che non ci andate proprio El Caminito e non tornate mai alla Boca, non ne vale la pena. Qui non siamo abbastanza per tenere la situazione sotto controllo etc etc”.

Parlando con la gente del luogo, emerge subito la totale mancanza di fiducia nelle forze dell’ordine. Andare alla polizia in questi casi e’ inutile mi dicono: “la Policia no hace nada”. Vedendo la quantità di polizia presente per le strade notte e giorno (mai vista cosi tanta in vita mia) mi resta difficile non credere a queste parole.

Dallo scomodo schienale della macchina della polizia, guardo il quartiere del Boca passare davanti ai miei occhi, vedo un prato incolto adibito a campetto da calcio malandato dove dei bambini, giocano a calcio e penso.

Penso che al di là dell’autostrada che funge da confine con il ghetto della Boca, c’e’ un campo da golf di dimensioni mastodontiche, campi da tennis, parchi e giardini ben curati e ville di lusso, penso alla voragine sociale che regna in questa città.

Benvenuti in Sud America.

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